MATISSE

MUDEC

Sabato 24 Ottobre 2026 – ore 11:00

Scadenza opzione: 25 Luglio 2026

Matisse al Mudec. Dall’8/10 al 21/2/2027. Il MUDEC di Milano presenta Matisse. Il mondo in una stanza, un progetto espositivo scientifico e sistematico sul rapporto tra Henri Matisse (Le Cateau – Cambrésis, 1869 – Nizza, 1954) e le culture incontrate nel corso dei suoi studi e dei suoi viaggi oltre i confini europei. Per la prima volta senza semplificazioni, la mostra affronta una questione centrale e a lungo sottovalutata: come l’arte africana, islamica, russa, del Pacifico e cinese abbiano plasmato dall’interno il linguaggio di Matisse, ridefinendo i confini stessi del modernismo occidentale.
Il percorso si articola in 6 sezioni e riunisce circa 100 opere tra dipinti, lavori su carta e sculture provenienti da prestigiosi istituti internazionali: il Philadelphia Museum of Art, la Pierre and Tana Matisse Foundation Collection di New York, il MoMA, il Musée de l’Orangerie, il Musée Picasso, il Musée d’Orsay, il Musée du Quai Branly, il Bargello di Firenze, il MUDEC e altri. In mostra anche una collezione di oggetti e tessuti – interlocutori cruciali per l’opera di Matisse – prestati dal Musée Matisse di Nizza, dal Museo delle Civiltà di Roma e da altre istituzioni, che ricostruiscono la trama dei dialoghi di Matisse con l’arte e il design di altre geografie.
Un focus specifico è dedicato ai progetti decorativi e ai libri d’artista: il dittico monumentale Océanie, le celebri tavole di Jazz, le Poésies di Mallarmé, Pasiphaé di Montherlant, e disegni della Cappella del Rosario a Vence, sintesi finale della ricerca politecnica di Matisse. Il percorso è arricchito da fotografie d’epoca, tra cui scatti inediti realizzati dall’artista stesso in Marocco.
Matisse. Il mondo in una stanza si propone come punto di riferimento nella rivalutazione critica dei concetti di alterità, primitivismo e orientalismo. Il suo punto di forza è la precisione filologica: a differenza di esposizioni che hanno evocato l’«Oriente» in modo generico, la mostra mette in primo piano l’ibridazione – arabeschi islamici e geometrie dell’abbigliamento rumeno, maschere Gelede Yoruba e icone russe medievali – portando alla luce l’ambiguità e la complessità di un’immaginazione creativa che si è nutrita di mondi lontani per costruire uno dei linguaggi visivi più originali del Novecento. Una riflessione che invita oggi a rileggere le appropriazioni di Matisse in una prospettiva postcoloniale.